K-metasemantica

24 dicembre 2010

Col Kappa ti merlisci la trilotta
Nel ferto delle ralle ancora prina
Se salti dalla sella alla rendina
Ti nilla l’adentorio nella potta

Il tallo del diroppo arcopodale
Terofenato in ditti sullindano
Casperta a tratti tulla sul cardano
Connata del cilindro orizzontale.

Con chi la moto serte in ternelappa
Se chi la vede incorta difesia
Se tersi in faracondo una poesia
Un solo sderlamento: con il Kappa!

Autore: Danilo (Archimede)

Il Tombino

18 novembre 2010

Il tombino sta nella strada. E’ un suo diritto. Ma c’è tombino e tombino.
C’è la serie di tombini, quelli incassati che ne prendi uno, in rettilineo e “tonf”. Poi ne prendi un altro. Dovresti averlo previsto, è alla stessa distanza dal bordo del primo. ma lo prendi lo stesso. Poi il terzo. E il passeggero già ti picchia sulla spalla. Crede che lo fai apposta. Apposta a che? A prendere i tombini? Forse ho il gusto di massacrare le sospensioni al Kappone?, ma ti sei distratto e prendi il quarto. Poi pensi che il quarto sia l’ultimo ed il quinto è già troppo vicino; incredulo prendi anche lui, affrontando il sesto con rassegnazione.
Hai preso una sfilza di sei tombini.
Non hai giustificazione. O sei un cogli@ne o l’hai fatto apposta.
A voi non capita mai?
A volte mi sento un cogli@ne…

Autore: Danilo (Archimede)

Il sillogismo di Minnie Minoprio

8 novembre 2010

minnieminoprioPRIMA PARTE
Il Kappa negli anni ottanta rappresentava il punto di arrivo del motociclista viaggiatore: grande confort, prestazioni eccellenti, massima affidabilità; ed erano in pochi potevano permettersi questo lusso. Io, guarda caso, ero uno di quelli che non poteva permetterselo.
Sfangata la prima giovinezza con moto più economiche, quel punto di arrivo motociclistico adesso diventa, d’un tratto accessibile, poco più che al prezzo del rottame: 5/6 euro al chilogrammo.
E’ un rischio avere in mente certi ricordi: spesso condizionano il nostro operato.
Se vado a rivedermi le attuali foto di Minnie Minoprio, arrapante showgirl degli anni ottanta, posso solo intravedere, sul volto di una ancora bella ma attempata signora, colei che turbava i sonni di noi adolescenti.
Non mi verrebbe in mente di chiederle una notte di follie, ma piuttosto un the, con pasticcini, al bar del Luxury Hotel.

SECONDA PARTE
La meccanica è una scienza esatta, non come la medicina, che in un certo senso è approssimativa.
Far volare un aereo di sessant’anni è possibile con ampi margini di sicurezza, portare il nonno con due by-pass sullo Chaberton può essere azzardato.
La cura della moto, perché questa sia affidabile come il primo giorno, richiede perizia, pazienza ed una certa sensibilità verso il mezzo; oppure, come per gli aerei rigide tabelle di manutenzione con la sostituzione programmata di tutti quei pezzi, sottoposti ad usura.
Non essendo disponibili per le moto programmi di sostituzione delle parti soggette ad usura, non rimane che affidarsi alla prima ipotesi.
Poi, a piedi ci si può sempre restare, ma restare a piedi con la moto è meglio che restare a piedi con l’aereo.

Autore: Danilo (Archimede)

Tifosi

13 ottobre 2010

Non tutti hanno le palle di protestare come lo studente cinese di piazza Tiananmen, o come altri eroi della storia recente, e non tutti hanno le palle di far valere le proprie ragioni giorno per giorno, in famiglia, con la propria moglie o sul proprio posto di lavoro: è più facile sfogarsi in un modo codardo come hanno fatto i tifosi, ieri sera, e come fanno spesso i tifosi delle squadre del nostro campionato. Considero queste persone dei poveretti e provo tanta tenerezza per loro, ma non trovo giusto che si debba pagare qualche plotone di militari, ogni domenica, per riunire e mandare in giro tutti i disadattati, repressi e codardi che la nostra società possa esprimere.

Restare a secco in autostrada

18 settembre 2010

Restare a secco senza benzina in autostrada è indubbiamente da pirla, ma non si spiega perchè, anche persone apparentemente assennate cerchino di arrivare a tale limite, pur senza il proposito di oltrepassarlo.

A dire il vero non è che tutti abbiano questa propensione; ce ne sono alcuni che hanno anzi come una sorta di ansia che li porta a fermarsi al
distributore non appena l’indicatore scende poco oltre la metà del serbatoio. Queste persone, di indole ansiosa, cercheranno di convincervi che
il loro operato ha una seria giustificazione tecnica: -così non pesco mai dal fondo- diranno.
Come se il tubo di pescaggio fosse una sorta di proboscide galleggiante a pelo del liquido e che così si evita di immergerla nelle
parti più basse del serbatoio, che per altro, immaginano pieno di melma, limatura di ferro e scaglie di vernice.
Non ci sarà alcuna giustificazione tecnica che voi porterete a smuoverli dal loro proposito. Vi liquideranno con un: -tanto, male non fa-.
Per queste persone restare a secco è quasi impossibile. Oltre all’indicatore terranno ben d’occhio i chilometri percorsi fermandosi al
raggiungimento del limite di questo o di quelli.
Vedere per loro la spia accesa sul cruscotto equivale ad un pericolo. Per loro non c’è distinzione tra la spia della riserva o la spia dell’olio.

Tornando a noi, categoria ben diversa è quella del motociclista “riservista”. Quello cioè che quando la spia comincia a far capolino si ferma al
primo distributore senza indugiare. Questo motociclista in genere è abbastanza sereno, a volte pacato e spesso responsabile. -Perchè
rischiare?- è il suo motto.
In genere controlla i chilometri che ha fatto e annota i consumi. Tiene un tacquino con il giorno e l’ora del rifornimento ed a volte annota
anche le condizioni metereologiche.
Se a distanza di anni gli chiederete quanto aveva consumato il sette di ottobre da Parma a La Spezia saprà rispondervi con un margine di errore
bassissimo.
Questo motociclista in genere è un buon passista; predilige l’andatura a velocità costante ed è rispettoso del codice. Per carità, non è un
bacchettone, ogni tanto si concede una tirata per saggiare le qualità del suo mezzo e per “pulire” il motore. Per restare a secco ha proprio
bisogno di eventi eccezionali, perdite dai manicotti dell’alimentazione o distributori in sciopero selvaggio.

Sembra così quasi impossibile che accada il citato evento ed in effetti sarebbe impossibile se non esistesse una terza categoria.

Gli appartenenti a questa categoria sono i fantasisti del distributore i giocatori d’azzardo del serbatoio.
La spia della riserva per loro ha un significato profondamente diverso che per gli altri: quando si accende inizia la sfida.
In genere vale una regola, quella cioè di non fermarsi mai alla prima area di servizio dopo l’accensione della spia.
La prima area di servizio serve soltanto a leggere quanti chilometri mancano alla prossima. E da qui inizia il calvario.
Il calvario spesso però inizia prima per il passeggero che anche dopo trent’anni di viaggi insieme non ha ancora capito quale oscura dinamica governi queste decisioni.

Prossima area di servizio Km 28. -Ci arrivo alla grande!-
Intanto un occhio alla spia. Affermazione tranquillizzante -vedi: in salita si spegne!-
passano 28 chilometri in disinvoltura ed arriva l’altro cartello: prossima area di servizio Km 42.
La mente comincia un rapido calcolo.
Otto e due dieci, zero col riporto di uno. Quattro e due sei più uno fa sette. Intanto l’area è passata. Ha toppato alla grande.
Adesso, a questo punto sarebbe più logico ammettere di aver fatto la pirlata, una pirlata gratuita, tanto la benzina prima o poi doveva pur metterla; ma l’orgolio prevale: -tranquilla! ce la facciamo!- però adesso conta i chilometri. Una specie di conto alla rovescia dove ogni cartello è una vera conquista.
La strada in salita peggiora i consumi. Molla un po’ il gas.
Si pone frattanto la domanda se per caso convenga uscire allo svincolo. No. Chiude ancora un po’ il gas ma in cuor suo ha dei rimpianti: ha il rimpianto di essere andato i duecento chilometri prima a manetta, ha quello di aver fatto “cantare” il motore durante i sorpassi. Ma è troppo tardi.
Sembra che adesso la veda la benzina all’interno del suo serbatoio: uno strato sottile alto appena due dita che deve amministrare con sapienza da alchimista.
Intanto i chilometri passano. Prossima area di servizio chilometri 22. Pensa: – Ne ho fatti più di metà-.

Lei si accorge che stanno andando sempre più piano e chiede da dietro: -problemi?- Risponde lui rassicurante: -no, mi stavo aggiustando il giubbino.-
Si accorge che un bilico lo sta superando. Non prova vergona, sfrutta la scia e paziente sciorina ancora il rosario dei chilometri.

Area di servizio chilometri 12. Pensa: se si ferma adesso inclino la moto! Ha sentito che se inclina la moto c’è sempre un po’ di benzina che passa da un lato all’altro del serbatoio. Speriamo sia vero.
Ormai è ad una velocità da economy-run. Ha battuto il record mondiale per quel tipo di moto, roba che se fosse andato sempre così con un pieno son mille chilometri.
Appare il cartello del chilometro sei. Adesso pensa che fra un chilometro, anche ad andare a piedi, tra andare e tornare ci mette di corsa un’oretta. Si sforza di far lk’ottimista -E poi, guarda che vantaggio: ogni chilometro che passa me ne risparmio due a piedi. Sto andando alla grande.-
Il cartello con “area di servizio 3000 metri” lo scorge con il cuore in gola e vista da falco.
E’ vicino! ed è pure cambiata l’unità di misura. 3000 metri in realtà sono meno di 3 chilometri.
Comincia a framere e molla ancora un po’ il gas.
Ormai il serbatoio fa un rumore un po’ strano, di vuoto. Risuona ad una frequenza mai sentita prima e ciò non è bello, ma passano ancora dei metri si ridà ancora del pirla, in silenzio.
Adesso si aggrappa a quei piccoli quadratini in numeri romani ai quali non aveva fatto mai caso. Conto alla rovescia anche per quelli.
Il chilometro due lo passa in apnea con il cuore ormai in gola ma quando compare il cartello del chilometro uno invece è quasi un orgasmo.
Pronto coi razzi alla rampa di lancio!
Il chilometro uno è quello che tutti siamo convinti poter fare di slancio. In effetti non è proprio così, basta un poco di vento, un po’ di salita per fare crollare questa non sufficientemente sperimentata teoria.
Ma il chilometro uno è una molla, è’ la liberazione da tutte le privazioni fatte per arrivarci, è la testimonianza della vittoria, è la differenza… tra un genio e un cretino!

Manetta spalancata senza ombra di ripensamento e giù gas! Giù gas di brutto e sembra di zoommare l’insegna dell’Agip.

Freccia a destra, giù gas! e in corsia deve pure frenare.

Lento si affianca alla pompa.

La roulette è finita.

-Amò, tranquilla, te l’ho detto che ce la facevo!-.

Tratto dal libro “Avventure di un errato errante” Edizioni Cairomontebook

Autore: Danilo(Archimede)

Le Margherite

3 agosto 2010

“Una parabola del sufismo – setta mistica araba – racconta di un uomo che raccoglieva i fiori più rari e profumati e li conservava in una serra. Un giorno, sorpreso da un acquazzone, mentre andava alla ricerca dei fiori, si rifugiò in una grotta dove incontrò dei mendicanti storpi. Da quel giorno raccolse solo margherite. L’incontro con la realtà umana portò quest’uomo a preferire i fiori più comuni a quelli rari. Le realtà più piccole, le cose più comuni di ogni giorno, proprio perchè le viviamo quotidianamente, rischiano di essere ignorate e non apprezzate. Le nostre margherite, sempre uguali a se stesse, ci danno il senso della monotonia e ci sentiamo quindi autorizzati a calpestarle e dimenticarle”.

Tratto da “Le Margherite nella vita di coppia” Elsa Belotti, Enzo Bigi Ed. Celtis

… non è solo curve!

18 luglio 2010

… prima ti guardano con curiosità, specialmente se piove, cercando di capire se al di la della carena, del casco e degli occhiali in fondo ci siano degli umani.

Poi basta un cenno della tua testa, d’un tratto si incrociano gli occhi: “ci ha visti!”

Anni fa era tutto più semplice senza le cinture si fotocopiavano sul lunotto posteriore con gli occhi sgranati.

Il sorpasso era la fine del gioco, ma il saluto che gli facevi, con la mano, col faro con un colpo di clackson, mentre ti seguivano, ruotando la testa gli stampava sul viso il sorriso.

Adesso si ruotano di centoottantagradi, flessibili per la giovane età stiracchiando un po’ la cintura.

I sorrisi sdentati fan più tenerezza.

Ti vengono in mente i tuoi figli o pensi a quand’eri bambino.

La moto non è solo curve… in fondo la moto è sognare!

Autore: Danilo (Archimede)

Ho rotto un cilindro e una fascia elastica.

16 luglio 2010

Tornavo col kappone appena rimesso a nuovo dal giro di prova in tangenziale quando all’improvviso, intorno a 7000 giri sento un rumore di ferraglia. Mi sembra li per li che provenga da dietro ma il motore non da sintomi di irregolarità.
Mi fermo all’area di servizio e accosto la moto. Tra l’altro ho parcheggiato accanto all’auto di due sposi, motociclisti, che tornavano dal loro matrimonio. (ciao Pietro, ciao Anna, auguri e grazie di cuore per l’aiuto!) 
Mi svesto e comincio ad indagare sull’accaduto.
Guardo sotto e non vedo nulla, nessun trafilaggio di olio, nessuno di acqua. Pietro, in abito da sposo, si prodiga ad aiutarmi. Smontiamo i fianchetti. Come una squadra di formula uno. (Pietro e Anna devono essere al ricevimento dove li aspettano 100 invitati). 
Io tolgo quello sinistro e resto appeso con la fascia elastica del paraschiena nel gancio del fianchetto. Pietro viene in mio aiuto, goffo com’era con lo smoking ed il cilindro e si china. Il cappello va per terra ed io inavvertitamente ci metto un piede sopra. Che guaio!
Un cilindro ed una fascia elastica distrutti per poi accorgersi che il rumore era una chiave inglese dimenticata dentro al bauletto.

Autore: Danilo (Archimede)

MY: che volgarità!

18 giugno 2010

Non sono (ancora ) iscritto all’Accademia della Crusca… ma chi si è inventato il “MY” per dire di che anno è la moto secondo me dovrebbe essere privato della libertà a vita. E non mi sembra nemmeno una pena esagerata.

Oltre ad andare verso l’appiattimento delle prestazioni adesso si va anche verso l’appiattimento linguistico.

La differenza tra una moto e l’altra una volta era data da cose tipo “quattro marce o cinque marce oppure tre cilindri o quattro cilindri”. Roba di sostanza.

Adesso la classificazione assomiglia in maniera impressionante a quella utilizzata per il software.

…vedrete che non tarderemo a sentire parlare del K1200GT MY09 Rev. 1.5.3

Dopotutto è normale… forse serve a farti convincere che quando compri un modello appena uscito, stai comprando la versione BETA.

Autrore: Danilo (Archimede)

Puntiamo al dito!

18 maggio 2010

Mi piacciono le foto fatte sui passi di montagna, sono un trofeo che accomuna ciclisti e possessori di moto. Ci sono foto di gruppo sulle quali si leggono cartelli con la scritta “Passo Pordoi – 2239 m”, oppure “Passo del Tonale – 1884 m” e così via. Alcuni sono semplici cartelli segnaletici, come quelli di località, solo di colore marrone anzichè blu, altri, invece, sono appesi al centro di strutture in legno, con tanto di tettoia per ripararli dalle intemperie. Io ne ho trovato uno, invece, che rischiava di rimanere nell’anonimato. Piccolino, più basso dei cartelli stradali, non gli è stato concesso ne il colore marrone, ne il colore blu, ma un luttuoso nero:

Eppure per arrivare li si fanno un sacco di curve, specialmente se, come me, si è incominciato il viaggio a Savona, passando per Bastia, Tolone e Nizza.
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